mercoledì 8 dicembre 2010

Lo Short Track secondo... Marta Capurso!

Neanche due mesi di vita per parlare di tanti sport, con impegno e passione, et voilàt, già hanno scritto per noi atlete e atleti, dalla scherma allo sci: li ringraziamo e li invitiamo a concedere repliche, perché sono sempre  ben gradite. Ora è il turno dello short track. Poche parole per introdurvi una grande campionessa che, smesso di gareggiare, lavora in Finanza, ha 30 anni, è di Torino, e nella sua carriera, inziata giovanissima, ha conquistato, tra l'altro, 1 argento e due bronzi mondiali e il meraviglioso bronzo nella staffetta a squadre, ai Giochi Olimpici di Torino 2006, assieme a Katia e Mara Zini e ad Arianna Fontana. A lei la parola.

di Marta Capurso


Le persone che un po' mi conoscono sanno che ho passato buona parte della mia vita sui pattini. Quello che  molto spesso non sanno è che ho anche passato buona parte della mia vita a spiegare loro che cosa fosse lo Short Track. Potrei iniziare con le regole basilari, potrei dire innanzitutto che la traduzione italiana è pattinaggio di velocità su ghiaccio, pista corta ovviamente... Potrei dire che un giro di pista è 111 metri, potrei parlare delle distanze che si percorrono in gara o dei contatti con gli avversari, ma queste cose, se uno volesse saperle, le troverebbe su internet. Basterebbe una googolata.


Quello che invece non potete immaginare sono le emozioni che si provano a scendere in pista, le emozioni vere, quelle che ti permettono di sopportare la fatica, di allenarti sodo, di prendere freddo e nonostante tutto non lamentarti, o almeno provarci. Le emozoni che ti spingono a cercare di essere qualcuno nonostante il tuo sport non lo conosca nessuno, nonostante una tua medaglia mondiale valga molto meno di un quadrangolare estivo di calcio, nonostante nessun giornale metterà mai una tua foto a meno che tu un giorno non dia di matto e inizi a parlar male delle alte sfere dello sport, o a meno che tu vinca una medaglia Olimpica.


Quando indosso i pattini per un allenamento so già di per certo che i lacci devono essere un po' lenti. Fa troppo freddo in uno stadio del ghiaccio e se fermo la circolazione tra poco mi faranno troppo male, perchè queste scarpette in resina fatte su misura sono così perfettamente aderenti che a volte tolgono il fiato. Quando li allaccio per una gara devono essere stretti, devono sostenermi, devono darmi la sicurezza di cui in questo momento ho bisogno. Allaccio il casco e metto i guanti: so che, non appena metterò piede sul ghiaccio, la concentrazione dovrà essere a mille. Troppe volte ho visto persone farsi male per stupidi incidenti: è uno sport dove tutto accade in un attimo, dove non puoi permetterti di avere paura, ma se non hai paura rischi di sbagliare... e non puoi permetterti di aggiungere rischi a quelli che già fanno parte di questa disciplina!!!



Ci sono degli avversari, non so loro che cosa faranno, non so che tattica sceglieranno, non so come si muoveranno, so soltanto chi sono io, quali sono i miei punti di forza, e so solo che devo leggere la gara al momento. Non ci sono molte tattiche da preparare, questo sport è affascinante perchè devi improvvisare. Oltre a una grandissima preparazione fisica, per essere grandi nello short track  devi avere una dote che  nè si  impara e né si allena: devi saperti muovere al momento giusto, avere il guizzo, sgattaiolare quando è più opportuno e basta un attimo, un errore, un pezzo di ghiaccio che salta o un avversaria che ti si mette davanti per renderti ogni cosa mille volte più difficile.
Appena metto piede sul ghiaccio sento che la lama affonda ed è incredibile come in pochi cm ho l'esatta percezione delle caratteristiche tecniche del ghiaccio: già, perchè il ghiaccio non è sempre uguale, c'è il ghiaccio veloce, quello lento, quello pastoso; mille termini, un mare di definizioni che in qualche modo ti condizionano, condizionano la tua prova perchè non è facile avere anche il "terreno" che può essere ostico.
E poi c'è quell'aria, quel vento sulla faccia che ti isola dal mondo, ti entra come un sibilo nelle orecchie e ti esclude da tutto; ti permette di entrare in trance e sentire solo il tuo respiro che pian piano diventa affannoso, un respiro che hai imparato a conoscere e che sai perfettamente cosa significa. C'è il rumore del respiro che ti carica, quello che precede un gesto importante, il respiro degli ultimi giri, quando la fatica è tanta, ma devi tenere duro; il respiro dell ultimo giro e quello dopo la linea del traguardo, il tuo respiro... C'è solo un altro suono che senti sempre: la campanella dell' ultimo giro, una manna dal cielo, il rumore che non vedi l'ora di ascoltare, soprattutto se le cose si sono messe come volevi tu.

Ecco, queste a grandi linee sono le emozioni che si provano in 45'' secondi di gara e questo è solo ciò che sono riuscita a raccontarvi oggi. Ah, e perdonatemi la licenza poetica, se ho parlato al presente è solo perchè scrivendole, ho rivissuto tutte le mie emozioni: in fondo, per certe cose, non sarò mai una ex!!!
Marta


Per saperne di più sull'ultimo weekend di gare in Cina:
(http://gianmariobonzi.blogspot.com/2010/12/short-track-e-pista-lunga-weekend-tutto.html)

Se volete potete lasciare ogni tipo di commento, meglio se critico, nell'apposito spazio qua, sotto il post. Grazie!!!

10 commenti:

  1. E grande Marta! Giornalista se ce n'è una!!! Cmq, è solo l'inizio caro Dario.

    RispondiElimina
  2. mi viene la pelle d'oca, perche cavolo sento la lama veramente scivolare, sento il respiro sento i piedi fasciati dai pattini..e io su una pista di ghiaccio non ci sono mai salita! Che adrenalina!! una piccola sarda

    RispondiElimina
  3. Grazie! Chiederò a Marta di risponderti!!!

    RispondiElimina
  4. uno speaker di short track9 dicembre 2010 09:10

    è vero Marta! è tutto vero quello che dici! ed è ancora più bello che tu lo scriva al presente!
    sd

    RispondiElimina
  5. ero li il giorno della medaglia con il buco....grazie delle emozioni uniche che ci hai regalato.....sei grande

    RispondiElimina
  6. C'ero pure io a Torino quel giorno... Indimenticabile! Marta, se ci sei rispondi!!!!

    RispondiElimina
  7. Io non ho mai pattinato, ma queste sensazioni stanno diventando PROFONDAMENTE, mie ora che mia figlia sta vivendo questa esperienza, per la passione per il cuore la tenacia che le vedo negli occhi e che le cresce dentro ogni volta che mette i pattini e scende in pista.

    GRANDI tutti

    RispondiElimina
  8. Qui ci vuole un risposta di Marta.... che spero arriverà! Grazie!

    RispondiElimina
  9. ....io non posso che ringraziare tutti...questo articolo è stato solo il primo...vi racconterò altro di me,delle emozioni che ho provato,delle giornate che ho vissuto sui pattini....
    a presto!!!!!

    RispondiElimina